Come anticipato nella scorsa newsletter, lo sviluppo dell’arte birraria all’interno dei monasteri nel medioevo ebbe presto impatto anche al di fuori delle mura dei conventi – dove la birra comunque veniva prodotta: tanto che nell’Europa Centro-settentrionale non solo nacquero quelle che oggi definiremmo le prime associazioni di categoria dei birrai, ma vennero anche emanate leggi sempre più dettagliate per regolamentare la produzione e la vendita.

 

Le più note sono in particolare quelle tedesche: alle leggi promulgate da Alberto IV di Monaco nel 1504 seguì infatti nel 1516 il celeberrimo “Reinheitsgebot” di Guglielmo IV di Baviera, che imponeva l’utilizzo unicamente di acqua, orzo e luppolo (ancora non si aveva percezione del lievito come ingrediente a sé stante) per fare la birra. Unica eccezione era il frumento per le Weizen: ma la loro produzione rimaneva comunque più circoscritta, in quanto l’editto venne emanato proprio per far fronte agli scarsi raccolti di questo cereale che si erano verificati in quel periodo. Oggi il Reinheitsgebot non è più legge, ma molti birrifici lo seguono tuttora e fanno di questa aderenza alla tradizione anche una leva di marketing.

Anche dall’altra parte del Mare del Nord, in Inghilterra, il panorama birrario era assai vivace. Già Guglielmo il Conquistatore (1066-1087) aveva istituito la figura degli “Ale Conners“, sorta di ispettori addetti al controllo qualità; ai quali Enrico III, con l’Editto del Pane del 1267, conferì anche il potere di determinare il prezzo della birra in base ai risultati delle loro “analisi”. Che, curiosamente, consistevano nel versare un po’ di birra su uno sgabello e sedervicisi sopra vestendo pantaloni di pelle: se i pantaloni non rimanevano incollati, il contenuto di zuccheri della birra era corretto!

Va infine ricordato che a produrre birra, in particolare nelle campagne, erano soprattutto le donne: le “Ale Wives“, dato che era considerato lavoro di cucina. Si stima che arrivassero a costituire oltre il 70% dei produttori, per quanto la licenza dovesse per legge fare capo al marito.

 

E l’influenza delle donne si può notare anche nei nomi di alcune birre: come nella “birra del matrimonio“, che la famiglia della posa vendeva per pagare le spese; e la “groaning beer“, la “birra del lamento”, brassata alcuni mesi prima del parto perché si riteneva desse forza alla partoriente durante il travaglio.

 

Si può dire che ormai fosse tutto pronto per lo sviluppo di una vera e propria industria birraria: mancava solo qualche innovazione tecnologica…

Bibliografia:

– Dispense della Doemens Akademie, “Corso per Biersommelier”

– Paolo del Vecchio, “Storia della Birra dai Sumeri ai giorni nostri”, Ed. Il Fiorino

– Università di Udine, “Corso di degustazione per sommelier della birra”