Nel nostro viaggio alla scoperta dei luppoli continuiamo con un’altra varietà molto diffusa, ed oggi utilizzata in un gran numero di stili: il Cascade.
È un luppolo proveniente dagli Stati Uniti, come il nome stesso testimonia – è stato infatti battezzato in onore della Cascade Range, la Catena delle Cascate sulla Costa Ovest, dove è stata condotta dal prof. Stan Brooksill la sperimentazione che ha portato al riconoscimento di questa varietà nel 1972.
In realtà la sua storia inizia parecchio prima, ed è abbastanza curiosa. Negli anni Venti infatti, in pieno proibizionismo, il newyorkese George Seagal – di professione commerciante di formaggi – si era appassionato ai luppoli, iniziando a coltivarne alcune varietà. Aveva in seguito acquistato alcuni appezzamenti di terreno per coltivarle sulla Costa Ovest; che rimasero in eredità al figlio John. Dopo aver ingloriosamente chiuso la sua attività sulla Costa Est, negli anni Sessanta John si fece convincere a dedicare i suoi terreni alla ricerca, in collaborazione con la locale università. La scelta cadde su un incrocio tra il noto Fuggle (luppolo inglese di cui andremo alla scoperta in una delle prossime puntate) e il luppolo russo Serebrianka; varietà allora denominata semplicemente con un numero, il 56013. L’intento era quello di creare un luppolo intensamente aromatico, e più resistente delle fragili varietà europee.
Manco a dirlo, la cosa ebbe successo; sancito in particolare dalle commesse di birrifici importanti, come Coors e Anchor Steam. Il Cascade, con il suo caratteristico aroma agrumato – pompelmo in particolare – e floreale è così divenuto nota distintiva di stili come le Ipa americane e le Apa; ma nel tempo ha allargato il suo raggio d’azione anche molte altre tipologie, fino a diventare appunto uno dei più apprezzati e utilizzati per la sua capacità di “colpire” e dare freschezza – tanto da risultare facilmente riconoscibile al naso anche da parte dei non addetti ai lavori.
Anche in B2O lo utilizziamo in diverse birre: dalla Ipa Edgard, alla Irish Red Ale Brussa, alla Weizen – che, lo ricordiamo, è disponibile questo mese come birra a rotazione nella nostra tap room. Certo, se nella prima è dominante, nella seconda vuole semplicemente dare un tocco di freschezza in unione al più erbaceo Fuggle; per ritornare nella terza come elemento di freschezza. In ogni caso, la sua versatilità ne fa un prezioso alleato del birraio per conferire tono e intensità all’aroma di birre anche molto diverse tra loro.