Grande novità di questa riapertura è l’arrivo in Brussa del nuovo chef e direttore di sala, Marco Guglielmini: un figlio d’arte (culinaria), che dopo l’esperienza nel ristorante di famiglia ha intrapreso la via che unisce cibo e birra. Andiamo a conoscerlo.
Marco, arrivi dal ristorante di famiglia, che peraltro si trova anch’esso in Brussa a poca distanza da B2O: come mai questa scelta?
Fondamentalmente perché desideravo provare a camminare con le mie gambe, interpretando con la mia personale sensibilità quelli che sono i prodotti di questo territorio. Mi definisco spesso “un americano mancato”: amo panini, hamburger e simili. Purtroppo però, almeno in Italia, si fatica a concepire che questa tipologia di piatti possa valorizzare ciò che un agriturismo offre: eppure disponiamo di farine pregiate per fare il pane, di ottime carni e verdure fresche per le farciture, e via dicendo. Tenendo conto che i panini sono considerati i tipici “piatti da birreria”, direi che l’agriturismo di B2O è il luogo perfetto per unire la birra artigianale e questo tipo di cucina.
Parlando di birra, in che rapporti sei con questa bevanda?
Fondamentalmente mi piace berla! Scherzi a parte, la cucina con la birra per me è una novità, nella misura in cui il ristorante di famiglia in cui lavoravo non aveva una propria produzione birraria. Però la passione, come dicevo, non mi manca; e infatti ho trascorso il periodo di chiusura a sperimentare, sia per quanto riguarda le farine per trovare il “pane giusto”, sia per quanto riguarda le carni – come stinco alla birra e ossobuchi alla birra. Naturalmente sarà fondamentale la collaborazione con tutto il resto dello staff, per valorizzare la meglio le combinazioni tra cibo e birra.
Ma troveremo solo panini?
No, per quanto questi siano il piatto principe. Specie per i pranzi dell’estate, mi baserò su quello che di giorno in giorno offre l’azienda agricola per elaborare ricette sempre diverse.
Ti sei trovato ad iniziare questa nuova avventura in un periodo non facile: come la affronti?
Fortunatamente sono una persona ottimista di natura, per cui non mi scoraggio. Anzi, questa situazione in cui i flussi di visitatori, almeno per qualche tempo, saranno per forza di cose contingentati, ha in sé un vantaggio: ossia quello di permettermi di curare meglio questo “debutto”. Quando si entra in una cucina nuova, bisogna sempre avere l’umiltà di prendersi del tempo per rivedere il proprio lavoro, in funzione appunto del nuovo contesto. E questo vale anche per il miglior chef del mondo. Per cui per me questi saranno mesi preziosi per vedere come i miei piatti verranno accolti dal pubblico e migliorarli man mano.